Una passeggiata a Trento ad inizio Novecento tra alberghi e caffè.

L’articolo è stato scritto da Federico Duca
Nell’immagine in evidenza possiamo vedere l’albergo Europa.
La fotografia è stata presa da p. 109 di Trento ieri e oggi, E. Mosna, editrice Temi, Trento, 1971. Essa risale indicativamente al 1908 ed è attribuibile a Giovanni Battista e Enrico Untervegher.

L’albergo Europa

Che questo viaggio abbia inizio da Trento e da dove chiunque volesse visitare il Trentino all’inizio del secolo doveva recarsi. Siamo in via Roma e via Manci, che fino a inizio ‘900 era un’unica via: via Lunga.
Questa via era una delle più vive e famose della città, conosciuta da ogni cittadino e da qualsiasi forestiero. Era da qui infatti che partivano tutte le diligenze e la posta diretta nelle valli. A destra nella prima foto leggiamo infatti: Trento – Tione – Pinzolo – Madonna di Campiglio con coincidenza Riva e Condino.

Si diceva che la linea Trento – Madonna di Campiglio istituita nel 1908 fosse la meglio servita del Trentino. D’inverno per tener caldi i piedi, nelle imperialregie messaggerie c’erano addirittura due pelli di pecora, ma in realtà l’unico modo per riscaldarsi un po’ era quello di scendere e seguire la diligenza a piedi nelle salite, quando i cavalli andavano al passo.

Fotografia di Federico Duca, 2020


L’albergo Europa – che poi si chiamerà Hotel Carloni – era uno dei più antichi della città e vi alloggiavano gli ospiti più illustri. Proprio da qui partivano le diligenze all’alba e tanta era la ressa, che chi andava più lontano aveva la precedenza. Solo gli avventori più benestanti potevano concedersi il lusso di attendere la propria diligenza nei due famosi caffè presenti nella via.

Fotografia presa dalla BDT (Biblioteca Digitale Trentina), Marchetto, pubblicata probabilmente tra il 1900 e il 1910, collocazione TIC511-2219.

Caffè Europa, una vetrina sulla città

Il caffè più famoso e affascinante del capoluogo era sicuramente il caffè Europa: fino alla prima guerra mondiale il caffè degli ufficiali austriaci e delle loro famiglie, un vero isolotto austriaco nel cuore della città.

Questa fotografia è stata presa da p. 111 di Trento ieri e oggi, E. Mosna, editrice Temi, Trento, 1971. La foto risale indicativamente al 1930 ed è attribuibile a Giovanni Battista e Enrico Untervegher.

Ma in realtà le pagine più felici della storia di questo caffè risalgono agli anni ‘30, quando non mancavano i caffè-concerto e il caffè Europa era il più elegante della città, quello dove poter incontrarsi e divertirsi tra un ballo e un veglione. Era un caffè con uno spazio per tutto: la sala ristorante, il settore per i giocatori di carte, lo spazio per l’orchestra e la pasticceria vera e propria. I camerieri servivano in abito nero e in giacca bianca in estate. Mentre nella sala principale si danzava o si ascoltava l’orchestra o il grammofono, si poteva udire, in lontananza, il rumore di favolose carambole che avvenivano nella sala da bigliardo attigua.

Fotografia di Federico Duca, 2020

In estate le grandi porte vetrate del caffè si aprivano su via Manci che veniva conquistata, almeno per metà, dal suo giardino con tavolini e sedie liberty. Adesso al suo posto c’è il supermercato Eurospar. Se andate lì a fare la spesa, scegliete le casse automatiche e mentre aspettate il vostro turno, sulla destra soffermatevi sui pannelli che ricordano i fasti passati di questo luogo.

Questa fotografia è stata presa dall’album alla fine del libro Cara Vecchia Trento, G. Pacher, Casa Editrice Panorama, Trento, 1978.

Il caffè degli specchi, il caffè del rispetto per le posizioni altrui

Mentre all’Europa si andava per farsi vedere e per vedere gli altri, al caffè degli Specchi ognuno stava al suo posto e gli altri non esistevano. Il locale venne aperto nel cortile dell’edificio a sinistra dell’albergo Europa (per orientarvi guardate il primo post). Probabilmente questo caffè sarebbe stato il mio prediletto. I camerieri servivano in un rigido frack, l’aria piena di fumo attutiva il brusio delle voci, file di teste chine e ferme sugli scacchi, lettori di giornali e i tavoli di marmo bianco sembravano fatti apposta per raccogliere le idee e abbozzare nuovi articoli di giornale. Il caffè era infatti soprattutto una grande emeroteca con tutta la stampa italiana, molte riviste e alcuni dei più importanti quotidiani europei.

Questa foto rappresenta la sala da ballo degli Specchi trasformata durante la guerra in mensa degli ufficiali. Essa proviene dall’album alla fine del libro Cara Vecchia Trento, G. Pacher, Casa Editrice Panorama, Trento, 1978.

Sembra che al caffè degli Specchi i clienti fossero guidati da un comune senso di rispetto per le posizioni altrui. Il monarchico arrabbiato riusciva a non litigare con il repubblicano intransigente e sembra che perfino personaggi come i fratelli Bosetti, vecchi socialisti battistiani, dentro al caffè riuscissero a non litigare con Remo Defant, esponente dell’Asar e cioè dell’autonomismo trentino più spinto.

Fotografia che proviene dall’album alla fine del libro Cara Vecchia Trento, G. Pacher, Casa Editrice Panorama, Trento, 1978.

Il caffè degli specchi accoglieva anche gli appassionati di arte. La saletta appena entrati nella hall del locale è stata fino a metà degli anni ‘60 l’unica galleria della città. Di certo questa galleria non era paragonabile alle grandi esposizioni europee, ma sicuramente era un motivo in più di discussione per i più colti clienti del caffè, nell’intimità dei suoi separé. Solo la domenica il locale si animava durante i “the danzanti” nella sua sala da ballo.

Fotografia che proviene dall’album alla fine del libro Cara Vecchia Trento, G. Pacher, Casa Editrice Panorama, Trento, 1978.

Bibliografia:

  • Trentino ieri e oggi, E. Mosna, editrice Temi, Trento, 1971
  • Vecchia Trento, F. Bertoldi, G. B. Monauni, Trento, 1957.
  • Cara Vecchia Trento, G. Pacher, Casa Editrice Panorama, Trento, 1978.

Pubblicato da Federico Duca

Dopo essermi diplomato senza infamia e senza lode al liceo classico “G. Prati” di Trento, al momento studio Giurisprudenza all’università di Trento. Appassionato di storia locale e giornalismo, qui cerco di sviluppare le mie passioni tra un esame e l’altro.