Dall’aeroporto di Gardolo il primo bombardamento a Milano

di Aldo Gottardi

Dall’immagine in evidenza possiamo notare l’aeroporto di Gardolo nel 1917, durante una visita dell’Arciduca Eugenio d’Asburgo-Teschen (fonte: archivio privato di Leonardo Valentini)

Con l’apertura del fronte con il Regno d’Italia, in molte zone dell’attuale Trentino furono approntati dall’Impero austro-ungarico diversi campi d’aviazione per proteggere il proprio spazio aereo dalle incursioni nemiche ed effettuare a loro volta attacchi dietro le prime linee italiane.

Uno dei primi aeroporti realizzati in Trentino durante la Grande Guerra fu quello di Gardolo, a nord di Trento e poco distante dal sobborgo di Roncafort, situato tra la ferrovia ed il fiume Adige nell’area attualmente occupata dalla zona industriale. Fu reso operativo a partire dal giugno del 1915 ed accolse diverse Compagnie di volo (“Fliegerkompanie” o “Flik”), che durante la guerra si avvicendarono anche su altri fronti. Come tutti gli aeroporti militari dell’epoca, anche questo non era “troppo esigente” in termini di costi costruttivi: constava di un semplice campo in terra battuta e spianata lungo poco più di un chilometro e, intorno, depositi di benzina, hangars in tela, in legno e metallo, magazzini ed alloggi per aviatori e serventi. Intorno alla pista si trovavano alcune piazzole di mitragliatrici antiaeree per la difesa e, poco distante dal campo, verso il fiume, anche un cinematografo per lo svago dei soldati qui stanziati.

Il campo di volo di Gardolo (fonte: elaborazione di Federico Fagotto, 2020)

Da questo campo, alle 8 del mattino del 14 febbraio 1916, partì una squadriglia di dodici bombardieri biplani per la prima missione di bombardamento aereo sul suolo italiano della Grande Guerra. Obiettivo: le centrali elettriche di Milano per intralciare la produzione bellica nemica. Il viaggio prevedeva un volo ad alta quota superando la Valle dei Laghi, le Giudicarie e la Val Sabbia per poi arrivare alla pianura lombarda. Tuttavia, a causa del cattivo tempo incontrato e della delicatezza della strumentazione dei velivoli, diversi aerei furono costretti a tornare indietro per avarie. Un altro si perse nelle nuvole e finì sopra Monza, sganciando i suoi 80 kg di bombe sulla città uccidendo due persone. Solo in due riuscirono a raggiungere l’obiettivo e a colpirlo col loro carico. Purtroppo la curiosità spinse molti, che non aveva mai visto un aereo prima di allora, a scendere in strada per osservare questo insolito “spettacolo” ignorando gli allarmi aerei, finendo coinvolti nelle esplosioni. Questo primo raid aereo costerà alla città di Milano diciotto morti e decine di feriti. Dei due bombardieri arrivati sopra la città, uno sarà abbattuto dalla contraerea italiana in Valle del Chiese durante il ritorno, mentre tutti gli altri torneranno a Gardolo.

Aereo austriaco in volo sopra l’aeroporto di Gardolo (fonte: archivio privato di Leonardo Valentini)

Nel corso della guerra questo aeroporto sarà oggetto di ripetuti attacchi da parte dell’aviazione nemica, tanto che si deciderà, nella primavera del 1918, di realizzare un altro piccolo campo di aviazione a Romagnano, a sud di Trento. Qui saranno stanziate parte delle squadriglie di Gardolo, in particolare la Flik 3, comandata da Miroslav Navratil, uno dei maggiori assi austro-ungarici della guerra, con 10 vittorie accreditate.

Verso gli ultimi giorni del conflitto, i primi di novembre del 1918, quando ormai la situazione era chiara per tutti, il campo fu distrutto e i piloti con i loro aeroplani presero il volo verso nord, per non lasciare i loro apparecchi in mano italiana.

Dopo la guerra il campo fu utilizzato dall’esercito italiano come aeroporto militare fino al 1919, per poi diventare (opportunamente ingrandito) scalo di una linea civile internazionale. Negli anni ’30 passò sotto la proprietà della Caproni, che vi installerà proprie linee produttive aeronautiche e un centro di collaudo. Dopo il 1943 fu occupato dalle truppe naziste e per questo sarà nuovamente obiettivo di bombardamenti da parte degli angloamericani. Tornata la pace l’aeroporto si mostrava assai provato, tanto che sia per lo stato disastroso nel quale era e sia per l’espansione dei vicini centri urbani, sarà smantellato. Il “nuovo” campo di volo per la città di Trento sarà installato a Mattarello, nel 1969.

Foto-curiosità del 1918: un caccia italiano circondato da militari austro-ungarici dopo un atterraggio di emergenza in Val Rendena. Fatto prigioniero il pilota (il soldato pilota Ezio Franzi), l’aereo sarà inviato all’aeroporto di Gardolo, riarato, ridipinto con le insegne imperiali e reimpiegato fino alla fine della guerra. Una storia di “riciclaggio di guerra”. (fonte: Museo della Guerra Bianca Adamellina “Recuperanti in Val Rendena” di Spiazzo)

Si ringrazia il team de “La Grande Guerra in cinque passi” per alcune precisazioni gentilmente fornitemi.

Bibilografia

Libri:

  • Cristopher Chant, Gli assi austro-ungarici della grande guerra, LEG Edizioni, Gorizia 2012;
  • Renzo Francescotti, Il Biplano, Publiprint, Trento 1991 (Romanzo)

Saggi:

  • Fabio Campolongo, Cristiana Volpi, In volo verso le montagne di Trento durante il Ventennio. L’aeroporto di Gardolo, la funivia della Paganella e il Faro Battisti, in Neva Capra (a cura di), I beni storico-aeronautici nel contesto del patrimonio culturale. Inquadramento giuridico e approcci di tutela, PAT Soprintendenza per i beni culturali, Trento 2019, pp. 223-239

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