Rifugio Caré Alto: un’escursione da non perdere.

Racconto dell’escursione scritto da Leonardo Valentini. Nell’immagine in evidenza, proviente dalla sua collezione personale di fotografie d’epoca, possiamo vedere la baracca sotto la cima del Caré Alto nel 1917.

A pian della Sega è presente un cippo commemorativo in ricordo dei reparti Standschützen tirolesi

Sabato 8 agosto, pomeriggio inoltrato: dopo averla rimandata innumerevoli volte a causa di un tempo che non voleva sentirne di assecondare i nostri piani, finalmente si mostra l’occasione perfetta per tentare di ascendere a cima Caré Alto (q. 3461m). Partendo da Pelugo, seguendo la strada asfaltata che si snoda in mezzo alla val Borzago, spaccata in due dal corso di Rio Bedù, ci troviamo davanti a Pian della Sega (q. 1260m): l’escursione, o meglio, il calvario, iniziò qui.

Con un fardello di soli 25kg sulle spalle, lo stretto necessario per due giorni in quota, e via, “verso l’infinito ed oltre”, ah no, semplicemente verso il sentiero 213, che in sole 3 ore e 30 dovrebbe condurre anche l’escursionista più maldestro al rifugio Caré Alto (q. 2459m).  

Il buio sopraggiunge in fretta; non appena riusciamo a scorgere il rifugio, ci accampiamo per la notte intorno a quota 2100m, circondati da acquitrini e piante di “Carex”, così frequenti nei terreni ai piedi della montagna, da concederle il nome.

L’alba ci sorprende alla 6.08 del mattino, dopo poche ore di sonno.

L’Aurora “dalle dita di rosa” inizia timidamente ad illuminare la vallata già alle 5 del mattino, invitandoci a proseguire l’ascesa.
Intorno a quota 1600 è necessario attraversare un ponte in legno per guadare l’impetuoso torrente che discende dal ghiacciaio

Camminiamo ancora un po’ prima di arrivare al rifugio Carè Alto, l’unica presenza umana in mezzo a quella distesa granitica che è il gruppo Adamello-Brenta: sorto nel 1912, per il volere di alcuni volontari Rendesi, allo scoppio delle ostilità tra Regno d’Italia ed Austria-Ungheria, divenne uno snodo fondamentale per il rifornimento delle linee avanzate del fronte, tramite una teleferica che arrivava poco sotto quota 3461m.

La cappella in legno sorta nel 1917, restaurata svariate volte, ma che mantiene tutt’ora la forma originaria.

Nelle vicinanze è presente una cappella in legno, sorta nel 1917, in memoria del tenente Felix Echt Von Elda e di tutti i militi dispersi.

Proseguiamo lungo cresta Cerana, disseminati di resti lignei e ferrosi, vestigia di baracche stritolate dal ghiacciaio.

Intorno a quota 2863 troviamo i resti di due obici Skôda da 15 cm, riposizionati dalla SAT nel 2008.

Uno dei due obici skôda intorno a quota 2860, nelle immediate vicinanze sono ancora presenti i resti della teleferica, essenziale per il rifornimento di munizioni ad una quota così elevata.

Il tempo è sovrano a quella altitudine; intorno a quota 3200, mentre ci apprestavamo a concludere la scalata, un rombo di tuoni squarcia il silenzio idilliaco, nessuno di noi ha voglia di beccarsi un acquazzone in quota, la nostra avventura si conclude dunque così, sarà per la prossima estate!

Il tempo è tiranno, ma anche magnanimo, quando una leggera brezza si alza e spazza via le nuvole, è possibile ammirare cima Caré Alto.
Il maestoso rifugio Caré Alto in due diversi scatti a 100 anni esatti tra di loro, dedicato all’ingegnere Dante Ongari, pietra miliare nella storia di questo edificio. La prima fotografia è presa dal libro La guerra attorno al monte Caré Alto”.
Questo primo scatto ritrae un prigioniero di guerra russo (figura a sinistra), intento a spalare l’abbondante neve caduta durante l’inverno del 1917, scattata esattamente sopra al rifugio; sullo sfondo si può intravedere la baracca del Comando. Collezione Valentini.
Nell’immagine: una baracca in precario equilibrio su di uno sperone roccioso al di sotto della cima. Collezione Valentini.
Baracca sotto la cima del Caré Alto nel 1917, 1948 e 2009, dopo l’ultimo intervento della SAT. Prima fotografia collezione Valentini, le altre due prese dal libro “La guerra attorno al monte Caré Alto”.

Bibliografia:

Dante Ongari, La guerra attorno al monte Carè Alto, Editrice Rendena, 2013

Un doveroso ringraziamento va anche ai miei compagni di follia, Matteo e Filippo, per non avermi abbandonato in cima ed avermi aiutato a far ripartire l’auto.

Pubblicato da Trentino History

Trentino History nasce come pagina Instagram da un’idea di Federico Duca con l’intento di fare riscoprire una terra attraverso foto d’epoca e contemporanee che possano suscitare interesse e fare rivivere storie, eventi e personaggi. Le foto d’epoca vengono prelevate da libri e archivi e ne viene sempre menzionata la provenienza, le foto contemporanee sono scattate dal team di Trentino History.