Largo Carducci, storia di un angolo di città che non c’è più

di Federico Duca

L’immagine in evidenza ritrae Casa Ranzi e il suo delizioso Eker, all’angolo con via San Pietro a Trento. La foto proviene dall’archivio privato del nostro Leonardo Valentini.

Largo Carducci oggi è noto alle cronache più per la movida che per altro, un angolo della città che si anima all’ora di aperitivo e che rimane sveglio talvolta fino a tarda notte. Largo Carducci è come una vetrina. Tutti ci passano per un motivo o per l’altro, o per farne parte e consumare qualcosa in compagnia, o per salutare qualche conoscente già seduto.

Largo Carducci oggi, al posto di Casa Ranzi si erge un palazzo in stile neo-rinascimentale (foto di Federico Simoni, 2020).

Probabilmente poche delle persone che abitualmente si fermano in questo slargo di Trento conoscono la sua storia. Mediante l’acquisto di uno stabile da parte del Comune, fu adibito a pubblico macello fino al 1831. Per questo motivo prese il nome di “piazza del Macello Vecchio”. Solo nel 1908, grazie alla Triplice Alleanza e alla tolleranza asburgica, venne intitolato al poeta italiano Giosuè Carducci.

Largo Carducci in una cartolina presa dalla Biblioteca Digitale Trentina, risalente indicativamente al 1910-1920.

Oltre al macello, però questo slargo, soprattutto a fine ‘800 divenne parte di una piccola “City”, era infatti pieno di ricche botteghe, oreficerie, banche e cambiavalute. Proprio nel fulcro di questa ricca cittadella, all’angolo con via San Pietro, sorgeva uno dei palazzi più caratteristici della città: casa Ranzi. Tipicità di questa casa era l’aggetto superiore e l’Erker: espediente costruttivo nordico di origine medioevale usato principalmente per aumentare la luce nelle stanze.

Prima-dopo dell’angolo con via San Pietro. La cartolina è stata presa dalla Biblioteca Digitale Trentina e risulta datata 2 aprile 1902. La foto contemporanea è stata scattata da Federico Simoni nel 2020.

Ma che fine ha fatto casa Ranzi e il suo delizioso Erker? Tra l’ottobre 1920 e il febbraio 1921, si discuteva della sua ricostruzione, c’era chi avrebbe voluto demolire il complesso, giudicando il suo sporto “troppo tedesco”. Non era dello stesso avviso il dirigente della Soprintendenza, Giuseppe Gerola. Nel 1922, in un giorno d’autunno come questi, un attacco dinamitardo mise fine al dibattito e svegliò in piena notte tutto il quartiere. Fu un bel modo per aggirare tutte le leggi di tutela dei beni culturali. Oggi vi sorge un palazzo in stile neo-rinascimentale, forse ben più “italiano”.

Foto dell’abbattimento di Casa Ranzi tratta dal sito di Trentino Cultura (UBSA, Fototeca della Provincia Autonoma di Trento, Fondo F.lli Pedrotti).

Bibliografia:

  • Trentino ieri e oggi, E. Mosna, editrice Temi, Trento, 1971
  • Vecchia Trento, F. Bertoldi, G. B. Monauni, Trento, 1957
  • Cara Vecchia Trento, G. Pacher, Casa Editrice Panorama, Trento, 1978
  • Gente di Quartiere, R. Francescotti, Editrice Innocenti, Trento, 1980
  • Per approfondire la vicenda di Casa Ranzi: Rinnovamento nella tradizione: il progetto di Giuseppe Gerola per una “nuova architettura trentina”, Angiola Turrella in Studi Trentini di scienze Storiche, 72-73 (1993-94), sez. II, p. 142
  • Per una biografia di Giuseppe Gerola: analisi critica del suo archivio privato in L’archivio personale di Giuseppe Gerola presso la Fondazione Biblioteca San Bernardino a Trento

Sitografia

Pubblicato da Federico Duca

Dopo essermi diplomato senza infamia e senza lode al liceo classico “G. Prati” di Trento, al momento studio Giurisprudenza all’università di Trento. Appassionato di storia locale e giornalismo, qui cerco di sviluppare le mie passioni tra un esame e l’altro.