Giardino dei Ciucioi, storia di un giardino unico in Europa

di Federico Duca

L’immagine in evidenza ritrae il balconcino presente all’interno del giardino Bortolotti, detto dei Ciucioi . Da questo balconcino avveniva il cosiddetto rito del “trato Marzo”. I giovani del paese, solitamente verso marzo, lanciavano invettive contro gli amministratori locali o annunciavano le coppie di innamorati del paese. Era un momento tradizionalmente goliardico, per approfondire clicca qui. (foto di Adela Zotaj, 2020)

Per chi volesse andare al giardino Bortolotti, detto dei Ciucioi, consiglio di arrivarci dal quartiere di San Lazzaro. Se arrivate in macchina dal viale lungo l’Avisio, capirete il motivo. Il giardino sovrasta il paese, vi sarà impossibile non soffermarvici, ma state attenti se siete alla guida. Non è un caso che anche Giovanni Battista Unterveger, come noi, abbia voluto immortalare questa veduta (vedi sotto). Era probabilmente questo l’intento dell’autore di questo mirabolante giardino pensile: rapire l’attenzione dei forestieri.

Il giardino dei Ciucioi sopra al paese di Lavis (Adela Zotaj, 2020)

Il suo creatore, Tommaso Bortolotti, nacque nel 1796 a Lavis. La sua famiglia era benestante, i Bortolotti possedevano un’importante filanda nel paese. Bortolotti fu sindaco di Lavis negli anni 1830-32 e si distinse per coraggio come responsabile antincendio. Da più documenti si attesta il suo sostegno all’autonomia del Tirolo italiano. Possiamo definirlo membro di quella minoritaria élite intellettuale autonomista di borghesi, avvocati e altri professionisti, che si formò soprattutto a Trento in quegli anni.

Tratta dal sito di Trentino Cultura: Giovanni Battista Unterveger, “Panoramica di Lavis”, 1862-1880, negativo su vetro al collodio, 13 x 17,8 cm (AFS, Soprintendenza per i beni culturali, Provincia autonoma di Trento)

Bortolotti era sicuramente eclettico nei suoi interessi, realizzò il giardino quasi da solo: fece lui il progetto architettonico, ne seguì poi l’esecuzione e infine coltivò con infinito amore le rare piante esotiche ivi presenti. Pensò anche a un complesso impianto di areazione, che potesse raccogliere l’aria calda, trasportarla in tutte le serre e fare sopravvivere ai nostri rigidi inverni anche piante abituate a climi ben più temperati. Si improvvisò quindi architetto, botanico, ingegnere e perfino discreto pittore: fu lui a dipingere le finte finestre sulla facciata.

La chiesa, in cima al giardino, vuole probabilmente simboleggiare un percorso iniziatico e ascetico, che culmina con il raggiungimento di quello che rappresenta la religione e la spiritualità (Adela Zotaj, 2020)

E’ grazie a questo visionario che oggi il Trentino può vantare di un giardino pensile romantico, unicum in Europa, che si distingue dalla vasta schiera non spregevole di giardini ornamentali trentini. Un giardino in cui la natura rischia sempre – romanticamente – di risultare vittoriosa sull’uomo e che necessita dunque di una continua manutenzione.

Una delle scale che connettono i numerosi terrazzamenti presenti in questo giardino pensile, che si sviluppa più in verticale che in orizzontale. Per molti anni fu di proprietà della famiglia Marchi e fu semplicemente luogo di un vigneto. (Adela Zotaj, 2020)

Negli ultimi anni Tommaso Bortolotti si aggirava per il paese, sempre vestito accuratamente di nero, e persisteva con tenacia a rendere sempre più perfetta la sua opera. Questa grande impresa lo obbligò perfino a ipotecare parte dei suoi beni. Morì il 9 aprile 1872, gli fu fatale proprio il suo amato giardino. In una una notte di primavera, il cielo tuonava tempesta, lui dal paese vide una finestra della serra aperta. Si precipitò subito a chiuderla con una instabile scala a pioli. Probabilmente il vento lo fece cadere rovinosamente a terra. L’impatto con una pietra gli causo un fortissimo trauma alla testa. Si spense dopo pochi giorni e ci lasciò in eredità questo giardino un po’ gotico e orientaleggiante, testimone eterno della sua dedizione.

Per prenotare una visita clicca qui (sito dell’Ecomuseo Argentario).

Bibliografia:

Sitografia (il Mulo):

Una delle serre con dei peperoncini, si dice fossero tanto amati da Tommaso Bortolotti (Adela Zotaj, 2020)

Pubblicato da Federico Duca

Dopo essermi diplomato senza infamia e senza lode al liceo classico “G. Prati” di Trento, al momento studio Giurisprudenza all’università di Trento. Appassionato di storia locale e giornalismo, qui cerco di sviluppare le mie passioni tra un esame e l’altro.