Chiesetta di San Biagio

di Francesco Zadra

Nell’immagine in copertina possiamo notare l’abside affrescato. Tutte le fotografie sono di Massimo Cappelletti, 2020.

Lontano da sguardi indiscreti e immersa tra la vegetazione, svetta, sull’omonimo “ermo colle”, la chiesetta di San Biagio. Quello che un tempo era il luogo di culto principale del paese, meta di assidui pellegrinaggi durante le epidemie, è ora circondato da ruderi di bastioni e cinte murarie inghiottite dal verde.

L’esterno della chiesa. Foto di Massimo Cappelletti, 2020.

Resti di un antico castelliere con funzione difensiva di fronte alle frequenti invasioni barbariche, location strategica per evitare visitatori indesiderati (e non solo la domenica mattina).
Costruita nel XII secolo, quando Levico cadeva sotto la giurisdizione del vescovado feltrino, la piccola chiesa ad una sola navata era inizialmente integrata nella muratura del fu castello come cappella palatina, a dimostrazione di ciò la forma simil-feritoia della finestra che dà a valle.

Sulle pareti, tra profeti ed evangelisti in stile giottesco, spicca l’anomalo affresco che, benchè gravemente danneggiato, allude all’epopea dei cavalieri templari.

In pieno Rinascimento subì un restyling con l’aggiunta dell’abside, in cui si nota un evidente gap generazionale, sia per la vivacità dei colori, che per le pose più naturali della Vergine rispetto alle ieratiche Madonne Trecentesche ai lati della navata.

Gli affreschi rinascimentali. Fotografie di Massimo Cappelletti, 2020.

E’ curioso notare anche le scritte (XVI sec) con le quali i pellegrini, a mo’ di writers ante litteram, lasciavano traccia del loro passaggio sulle pareti affrescate. Un rapporto non propriamente museale con l’arte sacra, ma perfettamente comune per l’epoca.

Fotografie di Massimo Cappelletti, 2020.

San Biagio fu poi affidata alle cure di una congrega di eremiti, tutt’ora sepolti nella cripta, fino a fine ‘700, quando si spense l’ultimo dei confratelli lasciando la chiesetta incustodita per secoli. Fino agli anni 2000, quando l’attuale custode, Paolo Gaigher, la prese sotto la sua ala protettrice.
Ora, con la sua candida presenza, scruta dall’alto la cittadina termale godendo della compagnia di sporadici escursionisti e qualche timido capriolo, sperando che qualcuno venga a consolare la sua solitudine.

Speranza forse non vana, poichè presto potrebbero insediarsi degli “eremiti 2.0”.
Nuovi inquilini col pallino dell’agricoltura biologica che, tramite il progetto “Colle San Biagio”, si propongono di valorizzare il sito trasformandolo in fattoria didattica gestita da una cooperativa sociale.

Fotografie di Massimo Cappelletti, 2020.