Due tesori al parco Gocciadoro: la cappella di sant’Adalberto e Villa Bernardelli

di Federico Duca

L’immagine in evidenza rappresenta la cappella che si erge in cima al parco di Gocciadoro a Trento (Anna Valentini, 2020)

Il parco Gocciadoro a Trento è una meta sicuramente ambita da chi vuole trovare un po’ di fresco nelle calde estati cittadine. Chi non ci ha mai fatto un picnic o una partita a beach volley in quello che – con i suoi 11 ettari – è il parco più esteso del capoluogo?

La cappella di Sant’Adalberto oggi (Anna Valentini, 2020)

Tutta quest’area era stata messa all’asta da una pia fondazione, quando nel 1838 Bartolomeo Bernardelli la acquisì costruendoci la sua villa. La famiglia Bernardelli era inoltre proprietaria di una vasta area agricola nella Bolghera.

Villa Bernardelli, oggi all’interno del Villaggio Sos (Anna Valentini, 2020)

Pietro Bernardelli (1803-1868), colto avvocato trentino, deputato al parlamento di Vienna, ereditò l’intero podere e il parco dal padre. Volle ricordare il nipote Adalberto, tristemente scomparso in giovane età, con la costruzione di una cappella a lui dedicata. La cappella fu però costruita solo nel 1872, ormai quattro anni dopo la morte del committente. E’ un’importante testimonianza del neo-romanico e dell’architettura ottocentesca cittadina. I lati del suo corpo principale terminano in una gelleria ad arcatelle, che ricorda il Duomo di Trento, a cui la cappella di Gocciadoro evidentemente si ispira. Nelle feste andate a vederla e confrontatela poi con il Duomo, sarà divertente scovarne le somiglianze. Per la pala d’altare fu ingaggiato uno dei pittori più famosi dell’epoca: Eugenio Prati.

Solo nel 1922 tutta la proprietà venne acquistata dal Comune, il parco rimase però pressoché intatto e quasi come lo vediamo oggi. La ricca alternanza di percorsi, boschi e prati è la sua caratteristica principale. La cappella venne sconsacrata nel 1975 e fu abbandonata per lungo tempo. Vittima negli anni di atti vandalici e di infiltrazioni, da qualche anno è stata restaurata e possiamo ammirarla in tutta la sua bellezza. Oggi proprio villa Bernardelli e le casette circostanti formano il villaggio Sos, che dal 1963 è un punto di riferimento per orfani e bambini in difficoltà.

Villa Bernardelli oggi (Anna Valentini, 2020)

Sitografia:

La galleria ad arcatelle (Anna Valentini, 2020)

Pubblicato da Federico Duca

Dopo essermi diplomato senza infamia e senza lode al liceo classico “G. Prati” di Trento, al momento studio Giurisprudenza all’università di Trento. Appassionato di storia locale e giornalismo, qui cerco di sviluppare le mie passioni tra un esame e l’altro.