Simonino da Trento: quando vincono le fake news

L’articolo è stato scritto da Aldo Gottardi, mentre la fotografia in copertina è stata scattata da Federico Duca, 2021. Raffigura il “martirio del Beato Simonino” di Francesco Oradini, XVIII secolo, medaglione apposto sulla facciata di Palazzo Salvadori a Trento dove sorgeva la sinagoga della comunità ebraica locale.

Chi non ricorda la storia, è destinato a riviverla

(G. Santayana)

In occasione della Giornata della Memoria vogliamo ricordare un triste evento accaduto nella Trento medievale del Principe Vescovo Giovanni Hinderbach, che ci mostra quanto l’odio e il fanatismo siano da sempre stati subdoli compagni di viaggio della storia umana.

Giovanni da Padova Martirio crudele dato da gli ebrei a s. Simone innocente da Trento. Ridotto in ottava rima Trento Parone Giovanni 1690. Fonte Biblioteca Digitale Trentina

Nel marzo del 1475, sparì e fu poi ritrovato cadavere in una roggia il piccolo Simone Lomferdorm, figlio di un conciapelli della città. La locale comunità ebraica, che si trovava attorno all’attuale incrocio tra via Manci e via San Pietro, fu considerata il principale accusato (sebbene fu proprio uno di loro a ritrovare il piccolo cadavere e ad avvertire le autorità…). Nell’Europa medievale era infatti diffusa la diceria secondo la quale le comunità ebraiche, per i loro rituali pasquali, rapissero dei bambini cristiani e li torturassero, per poi dissanguarli ed usarne il sangue nell’impasto del pane azzimo per festeggiare la Pesach, la Pasqua ebraica. Per molto tempo gli ebrei erano spesso accusati di qualsiasi cosa, dalle carestie alle pestilenze e anche di questi cosiddetti “omicidi rituali” (o “accuse di sangue”) ai quali quasi sempre seguivano arresti, processi-farsa, torture ed esecuzioni.

Giuseppe Brunner, 1905, Urna di Simonino da Trento e bambini vestiti da angioletti [Trento, Archivio della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, disponibile sul sito del Museo diocesano tridentino]

Accadde anche agli ebrei trentini, che furono subito arrestati e sottoposti a spaventose torture per estorcere quello che i giudici volevano sentirsi dire, ovvero che erano stati loro a torturare il piccolo Simone nel corso di questi loro presunti riti pasquali per poi strangolarlo con un panno e poi gettare il cadavere in una delle rogge che un tempo attraversavano la città. A nulla valsero le proteste dello stesso papa Sisto IV, che da Roma non solo vietò il culto del piccolo Simone (già santificato e, sull’onda di un vero e proprio fanatismo popolare, ritenuto dotato di poteri miracolosi), ma avviò subito un’inchiesta sulla legittimità di questo processo inviando un proprio emissario a Trento, il domenicano Battista de Giudici. Egli tuttavia dovette lasciare presto la città per via di continue minacce alla sua incolumità e dell’aperta ostilità dello stesso Principe Vescovo, Giovanni Hinderbach. Nel giro di qualche settimana quasi tutti gli ebrei trentini furono uccisi in Piazza del Duomo e il piccolo Simone fu elevato a uno dei Santi protettori della città tridentina. Il suo culto si diffuse velocemente e la figura del piccolo martire divenne per molto tempo soggetto comune nell’iconografia sacra di tutto il nord Italia, oltre che dell’area trentino-tirolese ed austriaca, con i suoi tipici “attributi” di martire, ovvero la “sciarpa” che in realtà era il cappio che sarebbe servito a strangolarlo, lo scudo recante gli strumenti del suo martirio (pinze, coltelli medici e spilloni) e le ferite infertegli durante il supplizio.

San Simonino raffigurato sul portale della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Trento, dove un tempo era presente una cappella a lui dedicata. Attorno al collo del santo è visibile il panno utilizzato per strangolarlo e, sullo scudo a fianco, sono riportati i presunti strumenti usati per il suo supplizio. Questi erano gli attributi artistici tipici di questo “santo” (foto di Federico Duca e Aldo Gottardi, 2021)

Solo nella seconda metà del Novecento, grazie a nuovi studi storici sulla vicenda eseguiti in primis da Mons. Iginio Rogger, fu possibile togliere il velo di ipocrisia che la ammantava e mostrare uno dei più agghiaccianti casi di antisemitismo nel Trentino: questo porterà nel 1965 all’abolizione del culto del Simonino da parte dell’allora arcivescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi. Pochi mesi fa è stata realizzata dal Museo Diocesano di Trento una mostra dedicata a questa drammatica storia e ai suoi risvolti artistici, “L’invenzione del colpevole. Il ‘caso’ di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia”, in collaborazione con lo storico trentino Emanuele Curzel e lo storico dell’arte Aldo Galli.

Foto di Federico Duca, 2021

FONTI BIBLIOGRAFICHE:

  • Andrea Del Col, L’Inquisizione in Italia dal XI al XXI secolo, Mondadori, Milano 2006;
  • Anna Esposito, Diego Quaglioni, Processi contro gli ebrei di Trento (1475-1478) I processi del 1475, CEDAM Padova 1990;
  • Valentina Perini, Il Simonino. Geografia di un culto, Studi Trentini di Scienze Storiche, Trento 2012.

ARTICOLI:

  • (a cura di) Emanuele Curzel, Gli scritti di Iginio Rogger sul caso del ‘Simonino’, in Studi Trentini. Storia, A. 94, n. 1, 2015, pp. 19-42.

ALTRE FONTI:

  • Antonio Autiero, Anna Esposito, Silvano Groff, Simonino. 1475, Trento e gli ebrei, CD a cura di Daniele Nissim, Diego Quaglioni, Oliviero Stock, Trento 2001, traduzioni a cura di Diego Quaglioni.
Hartmann Schedel, Liber chronicarum, Nürnberg, Anton Koberger, 1493, Trento, Biblioteca comunale. Disponibile a cliccando qui.
Palazzo Salvadori a Trento, Foto di Federico Duca, 2021