San Martino: il fiume che non c’è

di Federico Duca

L’immagine in evidenza rappresenta l’incrocio dove in passato scorreva il fiume Adige (David Montone, 2020)

Se si volesse riassumere la storia del quartiere San Martino in poche parole sarebbe davvero difficile poter usare la parola “fortuna”. Il quartiere ha subito da metà ’800 una serie di disgrazie che ne hanno profondamente segnato la sua storia. La prima di queste disgrazie è avvenuta nel 1858 con lo spostamento del fiume Adige.

Il fiume Adige davanti a torre Verde. Foto tratta da p. 19 di Trento ieri e oggi, E. Mosna, editrice Temi, Trento, 1971. Risale al 1865 ed è attribuibile a G. e E. Untervegher.

L’antica torre Verde, di origine medioevale, è oggi il monumento simbolo del quartiere, con la sua bellissima copertura gotica a cono con scandole verdi. Un tempo, accanto alla torre, che era la sede dell’ufficio erariale, si apriva la Porta San Martino, che serviva a fare pagare i pedaggi alla dogana pubblica a chi proveniva da Nord. Ai piedi della torre, il fiume Adige scorreva placido e le sue acque si allargavano fino a formare un vero e proprio porto ricco di traffici.

Via San Martino oggi, la libreria Rileggo (David Montone, 2020)

San Martino era il primo quartiere fluviale della città, i traffici allora si svolgevano fondamentalmente sul fiume e questo quartiere era sostanzialmente la chiave di passaggio verso il nord. I sanmartinoti erano gente acquatica, avevano addirittura fondato nel quartiere una scuola nautica, che era una delle più antiche corporazioni di zatterieri: un documento ne attesta l’esistenza già nel 1188. La corporazione era super organizzata: c’erano regole per l’approdo delle barche e per lo scarico delle merci, le barche dovevano essere legate in degli appositi spazi e c’era perfino un sorvegliante che badava al posteggio e al pagamento.

L’attraversamento pedonale prima di arrivare a Via San Martino dal centro storico (David Montone, 2020).

Tutto cambiò per San Martino, quando nel 1858 si decise di tagliare la grande ansa dell’Adige che scorreva allora lungo le attuali via Brennero, via Manzoni e via Torre Verde. Allora si giustificò questa operazione affermando che sarebbero cessate le alluvioni per la città. Invece le alluvioni continuarono, forse anche più forti di prima, e solo in quelle tristi occasioni i sanmartinoti poterono tornare – forzatamente – “gente acquatica”.

La distruzione e la rinascita

Altre due disgrazie colpirono il quartiere San Martino. La prima fu il devastante incendio del 1870. Fortunatamente l’incendio non ebbe vittime, ma distrusse la gran parte delle abitazioni del quartiere. Il quartiere era prevalentemente fatto di casupole basse, un esempio potrebbe essere la casa al n. 51, impreziosita da un affresco datato 1587 che rappresenta una Madonna con bambino e committente. Di questa casa probabilmente fu ricostruito soltanto il tetto. Inutile dire che con la ricostruzione il quartiere cambiò inevitabilmente fisionomia, le case ricostruite erano più alte, anche per andare incontro alle nuove esigenze abitative.

La casa al n. 51, impreziosita da un affresco datato 1587 che rappresenta una Madonna con bambino e committente (David Montone, 2020)

La seconda e ultima disgrazia fu il bombardamento aereo del 13 maggio 1944, si contarono circa 130 morti in tutta la città. L’antichissima chiesa di San Martino, costruita nel 1100 e rifatta completamente a metà ‘700, fu totalmente distrutta insieme alle preziose opere d’arte che conservava al suo interno. La chiesa andò completamente distrutta per un caso eccezionale: una bomba penetrò dal lucernario ed esplose con la chiesa, che diventò camera di scoppio e letteralmente si aprì.

La foto vecchia è stata tratta da Trento ieri e oggi, E. Mosna, editrice Temi, Trento, 1971. Risale al 1932 ed è di Perdomi. La foto contemporanea è stata invece scattata da David Montone nel 2020.

Oggi via San Martino ha cambiato totalmente aspetto. La popolazione è un po’ meno proletaria di un tempo, forse un po’ bohémien, certamente multietnica e con qualche emergenza (soprattutto in passato). Con la pedonalizzazione la via ha assunto l’aspetto che aveva a inizio ‘900 e la Libreria due punti e la Libreria Rileggo provano continuamente a proporre iniziative culturali che ravvivano il quartiere. Quando li abbiamo incontrati, abbiamo provato a definirla una “rinascita”, ma loro ci hanno evidenziato tutte le difficoltà che hanno nel ricavarsi uno spazio. A noi – invece – piace proprio parlare di rinascita e vi consigliamo qualche volta di deviare dal solito giro al SAS e farci un salto in questo quartiere: andate a vedere cosa fanno, parlateci e bevete qualcosa nel delizioso bar che ha da poco aperto nella via. Non ne rimarrete delusi.

Bibliografia:

Gente di Quartiere, R. Francescotti, Editrice Innocenti, Trento, 1980.
Trento Nuova, le sue strade, le sue storie, M. Lando, Curcu Genovese Dizionari, Trento, 2018

Pubblicato da Federico Duca

Dopo essermi diplomato senza infamia e senza lode al liceo classico “G. Prati” di Trento, al momento studio Giurisprudenza all’università di Trento. Appassionato di storia locale e giornalismo, qui cerco di sviluppare le mie passioni tra un esame e l’altro.