La Città di Ghiaccio

L’articolo è stato scritto da Leonardo Valentini e Daniele Cristofolini. L’immagine in evidenza proviene dalla Biblioteca Nazionale Austriaca.

Camminando, o meglio, “ramponando” sul manto ghiacciato della Regina delle Dolomiti, la Marmolada, non noterete nulla di insolito: semplicemente ghiaccio, ghiaccio, qualche roccia ed indovinate? Ancora ghiaccio! Ma se vi dicessi che 100 anni fa, una decina di metri al di sopra delle vostre teste (nel frattempo il ghiacciaio si è ritirato, di conseguenza l’attuale piano di calpestio si trova decine di metri più in basso rispetto ad un secolo fa), si estendeva una vera e propria città nel cuore algido della Regina, con cucine, alloggi e persino una cappella per le funzioni religiose? Probabilmente rimarreste sbalorditi, anche se ormai siamo abituati alla creazione di opere incredibili grazie alla moderna ingegneria.  Al contrario, è facile immaginare una reazione di profondo sconcerto e sbigottimento da parte dei comandi Austro-Ungarici di fronte alla proposta utopistica del tenente ingegnere Leo Handl.

Questo scetticismo era dovuto alle contemporanee tecniche di perforazione e lavorazione del ghiaccio, purtroppo abbastanza rudimentali: infatti si effettuavano dei carotaggi fondi un metro entro cui venivano piazzate delle cariche, le quali avevano la meglio sul ghiacciaio impenetrabile. Nonostante l’opera risultasse infattibile sul piano teorico, l’uomo ebbe la meglio sulla natura e nell’arco di pochi mesi il progetto divenne operativo, nonostante avesse bisogno di continue manutenzioni a causa dello spostamento del ghiacciaio.

Pianta della città di Ghiaccio della Marmolada (fonte: “La città di ghiaccio Guida agli itinerari e al museo della guerra 1915-18 in Marmolada” 2009
di Mario Bartoli, Mario Fornaro, Gianrodolfo Rotasso)

In totale, si sviluppava per la bellezza di ben 12 km ( più della distanza fra Trento e Lavis), interamente sotto al manto ghiacciato e con oltre 900 metri di dislivello, affermandosi come una delle maggiori opere ingegneristiche del fronte Italiano, il primo complesso abitativo sottozero! Partendo dal villaggio militare del Gran Poz, importante snodo logistico con arrivo per teleferica a quota 2300 metri, si snodava con una serie di caverne e gallerie fino a quota 3153, ad un tiro di schioppo dalla linea italiana.

Ed ora voi, giustamente, mi chiederete, ma come vivevano questi intrepidi minatori?

C’erano ben 3 alloggi per ufficiali, 6 per soldati semplici, uffici logistici, latrine, mense, un’infermeria, un generatore per l’illuminazione elettrica e persino il “Duomo”, una enorme caverna per celebrare le messe. Il dedalo di vicoli era così intricato che, come in una vera città di superficie, bisognava installare cartelli per le differenti vie: ecco quindi spuntare “La Via Principale”, il “Crepaccio kaiser Franz Joseph”, la “Via Carinzia” e via dicendo, ma nonostante queste accortezze era facile perdersi!
Grazie a questa complessa opera, era possibile sfuggire alle temperature artiche ed alla micidiale artiglieria nemica che batteva inesorabilmente le linee austriache.

La città ebbe una vita breve ma movimentata: dopo la disfatta di Caporetto gli italiani abbandonarono in fretta e furia le postazioni ormai indifendibili e l’opera di Leo Handl si ritrovò completamente distante dal nuovo fronte, perdendo quindi la sua funzionalità.
Un gruppo di uomini in particolare si distinse per tenacia ed abnegazione, il primo battaglione del terzo Kaiserschützen, in seguito rinominato Marmolada-battalion, in quanto rimase schierato su questo fronte altamente a rischio dal luglio del 1916 fino al novembre del 1917, senza mai ricevere il cambio!
Venne abbandonata verso la fine del 1917, e già nel 1921 non ne rimaneva nulla, il ghiacciaio si era riappropriato del suo territorio, fagocitando baracche e materiale bellico.

Negli ultimi decenni, con il surriscaldamento globale, il ghiacciaio inizia a rivelare i segreti gelosamente custoditi della “Città di Ghiaccio”, molti di questi si possono trovare nel museo della guerra più alto d’Europa, il “Museo Marmolada Grande Guerra”.

Bibliografia:
  • Teatri di guerra sulle Dolomiti, Mario Vianelli Giovanni Cenacchi, Oscar Mondadori, 2006, Ecograf S.p.a.
  • 1915 1916 Kaiserjäger in Marmolada, Luca Girotto, Edizioni DBS Zanetti, 2015.

Le immagini sono di dominio pubblico e sono consultabili nel portale: https://www.europeana.eu/it/collections/topic/83-1914-1918?page=4&view=grid&query=MARMOLATA

Pubblicato da Daniele Cristofolini

Studente di studi internazionali all’università di Trento. Il suo contributo a Trentino History riguarderà in particolare la Grande Guerra. Nel tempo libero, oltre a divorare libri di storia locale, colleziona anche cimeli e cartoline d’epoca.