Trento città murata

Articolo di Nicolò Canal. L’immagine di copertina è di pubblico dominio ed è conservata nella biblioteca nazionale austriaca (disponibile su Europeana). Scattata durante la prima guerra mondiale, possiamo notare un’autorimessa e una rete metallica che si staglia sopra i merli (un tempo usata per le competizioni di palloncina).

Trento al giorno d’oggi presenta ben poche tracce delle sue mura rispetto ad altre città italiane come, ad esempio, Palmanova in Friuli, Cittadella e Montagnana in Veneto oppure Lucca e Pisa in Toscana. Eppure dall’epoca romana fino all’Ottocento, Trento era una città quasi completamente cinta da mura disposte a “forma di cuore” (citando Mariani) che si congiungevano lungo l’antico corso dell’Adige.

Nella cartina sottostante possiamo notare questa particolare forma in cui vi è sia il vecchio sia il nuovo corso dell’Adige.

Pianta di Trento Antica e Moderna, da una ristampa anastatica di Francesco Ranzi, Pianta Antica della Città di Trento. Osservazioni e memorie di Francesco Ranzi imprenditore, 1869, G.B.Monauni. Immagine in pubblico dominio disponibile su wikicommons.

Le prime mura sono di epoca romana. All’epoca, infatti, Trento rivestiva un’importanza strategica non indifferente tanto che gli antichi romani, consci dell’importanza strategica del crocevia, fortificarono la colonia con mura.

Queste però non sono le mura che possiamo scorgere passeggiando in città. Infatti i pochi resti sono della cinta muraria medioevale “vanghiana” così chiamata dal nome del principe vescovo Federico Vanga che la fece costruire a inizio ‘200.

Un altro nome di questa cerchia è anche “di Teodorico” dalla leggenda popolare che vorrebbe questo re d’Italia come costruttore di queste mura, ma in verità l’ostrogoto fece fortificare probabilmente il Doss Trento e non la città.

Le mura di Piazza Fiera, fotografia di Federico Duca, 2021

Oggi lo scorcio più celebre di queste mura è sicuramente quello lungo il lato settentrionale di Piazza Fiera. Dalla piazza possiamo ancora notare i merli ghibellini a coda di rondine, mentre da via Dietro le Mura possiamo scorgere, insieme ai numerosi ciuffi di parietaria, alcune scale rampanti che portavano al cammino di ronda.

Dettaglio delle scale rampanti da Via Dietro le Mura, foto di Cristina Mazzero, 2021

Questo tratto murario era parte della fortificazione difensiva dell’estremità meridionale della città ed un tempo era lambito dal torrente Fersina. Il corso d’acqua, infatti, fu rettificato più a sud solo nel ‘500 dal principe vescovo Bernardo da Cles a causa delle frequenti piene del corso d’acqua, così creando Piazza Fiera (o “del gioco del pallone”).

Qui, inoltre, era collocata Porta Santa Croce, una delle quattro porte urbiche principali insieme a porta di San martino (un tempo vicino a Torre Verde), Porta Aquila (di cui si hanno notizie dal 1236 e oggi è inserita nel contesto del castello del Buonconsiglio) e porta San Lorenzo. A ciò si aggiunga un sistema di portèle più piccole e spesso murate all’occorrenza nonché altre porte successive (come quella di S. Margherita).

Porta Santa Margherita, una delle poche porte urbiche rimaste a Trento. La porta fu edificata nel Duecento e permetteva l’accesso ai campi e agli orti fuori dalla città (infatti, un tempo era chiamata anche “porta degli orti”). Le fotografie sono di Adela Zotaj, 2021. L’illustrazione, invece, è la copertina della puntata 3 del nostro podcast ed è un artwork di Shahab Shakib Passand (Instagram @trentoart), 2020.

Le mura a Trento nel Medioevo erano un bene “inalienabile della città”, come gli orti a San Martino ed i ponti. Questo lo possiamo leggere negli statuti cittadini ed in altri atti emanati dai principi vescovi (come la Sententia super custodiis portarum del 1518 del principe vescovo Bernardo di Cles). 

Fotografia d’epoca della collezione privata di Leonardo Valentini.

Possiamo intenderli quindi una sorta di “bene collettivo”, per usare un termine giuridico che è ritornato di moda negli ultimi anni, ma che ha poche tracce nel nostro attuale ordinamento giuridico. I beni comuni però erano però una realtà assai presente nei secoli medievali: pascoli, prati e boschi spesso erano spesso affidati alla comunità che li gestiva e curava.
In certe circostanze questi beni comuni hanno superato la loro “tragedia” (richiamando il celebre articolo di Hardin, 1968) e sono rimasti, quasi fossili di un tempo passato negli usi di alcune comunità montane.

Tornando alle mura tridentine, in questo contesto ogni cittadino era tenuto alla loro custodia: vi era una sorta di “diritto-dovere” verso la città da parte dell’individuo. 

Purtroppo però, le mura furono quasi interamente abbattute nella seconda metà dell’Ottocento, a causa della loro inutilità difensiva e poiché intralciavano l’espansione economica cittadina. Spulciando gli archivi è curioso notare infatti le varie privatizzazioni, abbattimenti e cessioni, come ad esempio : “3 maggio 1853. Si concede a Giorgio Paor d’aprire una porta nelle mura a condizione di corrispondere alla civica cassa l’importo del suolo occupato…” [ASCTN,VIII/13, 1853, “estratto degli Atti circa la cessione e l’abbattimento delle civiche mura”].

Cartolina d’epoca della collezione privata di Daniele Cristofolini.

Il castello stesso del Buonconsiglio faceva parte della fortificazione, anzi a tutti gli effetti si “impossessò” di una parte del circuito murario, anche se i principi vescovi si premurarono di difendere oltre che dall’esterno anche dall’interno, murandosi a 360°, probabilmente memori della sommossa popolare del 1407 che portò alla prigionia dell’allora principe vescovo.

Fotografia storica della collezione privata di Leonardo Valentini.

Da questo si può anche intuire la complessità dei rapporti tra la comunità collettiva civica e quella vescovile durante i secoli medioevali e nella prima età moderna. 

Fonti:

Pubblicato da Nicolò Canal

Sono Nicolò, uno degli autori che scrive per Trentino History. Di origine trevigiana, attualmente sono stato adottato dal Trentino per via dell’Università, infatti studio giurisprudenza all’Università di Trento. In università cerco di specializzarmi nel campo del diritto civile ed in quello della storia del diritto, materia che mi affascina sin da bambino. Nel tempo libero arrampico e cerco di leggere qualcosa di diverso dai manuali di diritto e dai codici.